Brew Marketing


Tra i miei difetti uno dei più letali è quello di essere un amante e conoscitore di birra artigianale. Non delle birre industriali, che bevo ma non apprezzo, ma di quelle che trovi soltanto in alcuni locali, luoghi che devi saper cercare e che quando cominci a frequentare non riesci più ad abbandonare.

E’ grazie ad uno di questi pub, l’Università della Birra di Azzate, che personalmente ho imparato a conoscere birre dal sapore e dal profumo molto diverso da quello tradizionale. L’Università, che ora ha temporaneamente chiuso e che è tra i miei clienti come gestione di pagina Facebook, mi ha permesso di affinare il mio gusto, insieme ad un corso di degustazione che ho frequentato un paio di anni fa.

brewdog-logoUno dei birrifici artigianali più sorprendenti sotto tutti i punti di vista, ed in particolare dal punto di vista che a noi sta più caro, è BrewDog. Questo birrificio scozzese potrebbe essere tranquillamente definito un covo di gente piuttosto fuori di testa. Ma di un genere del tutto particolare. Sono capaci di comunicare, sono radicali nelle parole e nelle scelte che fanno e allo stesso tempo geniali nel modo che adottano per comunicare ciò che realizzano.

Si autodefiniscono, lo potete vedere visitando il loro sito, “a post Punk apocalyptic mother fu*ker of a craft brewery”, frase che non traduco e che lascio alla vostra libera interpretazione.

Hanno realizzato birre che sostanzialmente vogliono stupire per il loro profumo e per l’amarezza che le contraddistingue, quindi utilizzano una quantità spropositata di luppolo. Sono birre per palati abituati a qualcosa di speciale ed hanno nomi del tutto originali. Qualche esempio? C’è la “Punk IPA”, la “Hardcore IPA”, la “Dogma” o la “Libertine Black Ale”. Ci sono birre che vanno dai 5 gradi alcoolici per arrivare 18,2 della “Tokio”, ma sono i detentori del record per la realizzazione della birra più alcoolica al mondo. Cercate questa storia perchè ha dell’incredibile.

brewdogMa torniamo a ciò che per noi è più importante. Dal loro sito ci si può collegare ai profili sociali di Facebook, Twitter, Pinterest e Google+. Tutti i profili vengono aggiornati con regolarità e, per quanto riguarda Facebook e Pinterest, c’è una cura per l’immagine molto precisa. Fotografie ammiccanti e che comunicano simpatia ed originalità, coinvolgimento, direi quasi che riescono a creare intorno a loro un’aurea di “mitologia” che pochi sono in grado di ottenere. Si noti nella foto qui sopra la condanna a morte inflitta alle birre industriali, tra cui si nota, prossima alla decapitazione, la “Stella Artois” e, in coda, la “Carlsberg” (cosa che non troverete nel sito ufficiale, dove i marchi sono stati coperti perchè probabilmente “qualcuno” ha avuto “qualcosa” da dire, ma che facilmente trovate navigando in rete).

Quelli del birrificio Brew Dog sono sicuramente dei geni del marketing, ed in quanto tali hanno imparato ad utilizzare i social network per creare intorno a loro una reputazione ancora più ribelle, anarchica e rivoluzionaria. Senza mai rinunciare, questo va sottolineato, alla qualità, cosa che è un piacere riscoprire ogni volta che si degusta una delle loro produzioni.

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